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PHULA: libro multisensoriale per l’illuminazione

Le giovanissime autrici di “Phula” Eleonora Castagna e Michela Citro

Nella massa eterogenea di immagini che ogni giorno riempie i nostri smartphone, la bacheca dei nostri social e più in generale la nostra vita, è possibile trovare un massimo comune denominatore, una caratteristica condivisa che accomuna in maniera indissolubile tutti i contenuti visivi. Tale caratteristica consiste nella determinatezza del loro significato.

La sterilità delle immagini quotidiane

Dinanzi ad una fotografia, ad un’immagine di satira, alla scena di un film o di un documentario, la nostra mente infatti assume il ruolo passivo di recettore, dando per certo che il significato di quanto si presenta agli occhi sia quello più immediato ed evidente, lasciando così l’interpretazione e la riflessione al margine del processo cognitivo. La determinatezza propria delle immagini, difatti, si traduce in una vera e propria sterilità e affida un ruolo puramente marginale all’intero processo di astrazione della mente, rendendo la capacità individuale di interpretazione ed elaborazione dei contenuti un mero esercizio di pensiero. Sicuramente un ruolo significativo nell’evoluzione di una simile tendenza è ascrivibile al progresso scientifico, allo sviluppo di tecnologie e tecniche che lasciano, nell’ambito delle rappresentazioni digitali e non, sempre minor spazio all’immaginazione. 

Basti pensare alla differenza tra un film muto di Charlie Chaplin, spesso ambiguo ed enigmatico, ed i moderni blockbuster prodotti in 4K, oppure alla distanza che intercorre tra una fotografia stampata in bianco e nero, soggetta quindi all’usura ed all’invecchiamento, e ad una moderna istantanea in digitale scattata con fotocamera da 12 megapixel. Si può dunque affermare senza reticenze che la sempre maggiore aderenza alla realtà dei contenuti visivi, possibile solo grazie al progresso scientifico, abbia accentuato l’atrofia del processo interpretativo.

La difficoltà d’interpretazione

La povertà dei processi interpretativi, però, non può essere considerata un problema circoscritto al solo ambito teorico e culturale, bensì va inteso come un fenomeno che ha conseguenze evidenti nel nostro modo di intendere soprattutto la quotidianità. Ogni giorno, infatti, entriamo necessariamente in contatto con una miriade di contenuti visivi dei quali, per gran parte, ignoriamo o diamo per scontato il reale significato. Un semplice esempio può essere costituito dal logo Amazon, logo conosciutissimo ed ormai sdoganato in tutto il mondo. Questi è composto dal nome della multinazionale e da una freccia sottostante che collega la lettera A alla lettera Z, ad indicare la vasta gamma di prodotti reperibili sul sito. Un’idea semplice ed efficace, ma altrettanto impossibile da comprendere se non mediante l’analisi e l’interpretazione del logo stesso, motivo per cui questa peculiarità è ignorata anche da gran parte dei fruitori abituali del servizio di commercio elettronico. Alla base di questa scarsa attenzione data al reale significato di un’immagine, alberga la convinzione che il suo significato sia completamente esaurito nell’immagine stessa, una convinzione accentuata, e in parte causata, dalla sterilità delle immagini quotidiane di cui sopra. Questa convinzione limita la comprensione e la ricerca dei significati che non siano evidenti ed universalmente accettati, e si traduce nell’incapacità di analizzare le immagini laddove invece queste lo richiedono, che si tratti di un semplice logo o di un’opera di arte moderna.

L’interpretazione che alimenta il pensiero critico

In un simile contesto di sterilità di significati e di difficoltà interpretative, porre l’accento su immagini prive di un significato inequivocabile e proporle al pubblico significa creare un terreno fertile in cui coltivare tutte le possibili sfaccettature dell’analisi e dell’interpretazione soggettiva. Phula muove da queste premesse, e si pone il compito di fornire, a chi volesse sfogliarne le pagine, solo ed esclusivamente gli strumenti necessari alla decifrazione delle singole immagini, senza alcun tipo di suggerimento che possa anche solo accennare ad una loro valenza monosemica ed universale, lasciando così l’interpretazione del reale significato alle sole deduzioni soggettive. Un esercizio che risulta di fondamentale importanza nel periodo storico che stiamo vivendo, caratterizzato da fenomeni mai affrontati nel passato e che, per questo, necessitano grande capacità di comprensione ed adattamento, alla stregua della moltitudine di immagini che lo accompagna. Perché ciò accada, l’interpretazione e l’astrazione divengono la chiave per allenare la mente a formulare giudizi e soluzioni solo mediante un lungo processo di analisi e discernimento della realtà e Phula diviene, così, strumento propedeutico alla formazione di un pensiero che possa definirsi effettivamente critico.

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Sirio Iasevoli testo, Eleonora Castagna e Michela Citro disegni

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